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JOSE' D'APICE, IL LIBRO CHE MI MANCA FABBRICA EOS
mercoledė 16 novembre 2011
Artista enigmatico, che si esprime con un linguaggio surreale, con forti venature filosofiche e letterarie, Josè D'Apice lascia affiorare un mondo misterioso, ambiguo, legato al misticismo e al trascendentale. Una concettualità così pregna e difficile da dipanare viene espressa con un segno preciso, puntuale, con una cura maniacale del particolare.
D'apice è profondamente attratto dall'ineffabile, dall'infinito o per meglio dire dall'indefinito, da quel quid incomprensibile che avvolge la natura delle emanazioni del mondo.
Realizzando immagini nitide, nette, seppur surreali, l'artista cerca di esternare un'esperienza spaziale in cui la partecipazione umana è una seducente apparizione.
Da alcuni l'arte di D'Apice è stata definita "nuova esperienza del sublime": l'eclissarsi della natura coincidente con il suo disvelarsi. L'immagine instaurata e insieme oltrepassata, oscillando tra sogno, luce, visione, cecità.
Netti i contrasti anche nell'uso dei colori; nero, bianco, rosso, esperienze cromatiche che diventano gioco di contrapposizioni precettive.
D'Apice affronta la tematica dell'uomo calato in una società fortemente individualista, dove ognuno è per sè stesso, dove nulla è certe, travolti dal vortice frenetico degli eventi.
Queste problematiche tangibili, reali, vengono esplorate dall'artista che proietta all'esterno il proprio io più intimo, nello spazio diseguale, separato delle proprie creazioni.
Emblema di questa mostra è l'opera "Il libro che mi manca" ; una sequenza di venti piccoli assemblage su base in piombo di libri tutti con il medesimo incipit "La vita di..."dove sono narrate le vite di vari personaggi :L'imbalsamatore, L'illusionista, Il funambolo, L'astronauta, Il becchino e altri.
Il libro che mi manca allude alla vita, all'esperienza non compiuta, a ciò che mai si potrà realizzare.
In mostra anche altri capolavori, tra cui vi segnalo "Autoritratto dopo" , "Piccolo atlante imperfetto" e "Visione dall'alto".
 
KETTY LA ROCCA -GALLERIA MILANO
mercoledė 16 novembre 2011
Ketty La Rocca (La Spezia 1938-Firenze 1976) è stata senza dubbio una delle più importanti artiste italiane del Novecento ed esponente di primo piano della Body Art a livello internazionale.
L'universo comunicativo è sempre stato il focus della sua profonda riflessione. 
A trentacinque anni dalla  sua prematura scomparsa , la Galleria Milano inaugura una personale di Ketty La Rocca, dove non mancano lavori di poesia visiva, scritti, video, Craniologie, dando particolare risalto da quelle che lei stessa chiamava “Riduzioni”.
Dall'inizio della sua attività artistica, nella Firenze degli anni Sessanta, temi quali la critica rivolta alla classe dirigente, alla società dei consumi, allo strapotere di politica e chiesa insieme, e all'arretratezza della condizione femminile non verranno mai abbandonati.
L'artista usa il proprio corpo come medium espressivo, le mani in particolare: nei propri lavori ne analizza il linguaggio e ne disegna il contorno con delle parole. In questi lavori l'artista si riferisce esplicitamente al mondo femminile , in cui alle mani delle donne vengono associate determinate attività.
“Gestualità come linguaggio primigenio, allora, in contrapposizione al linguaggio verbale, divenuto talvolta privo di senso; gestualità come diretta espressione del corpo umano, fonte principale di comunicazione emotiva, sistematicamente repressa dalla civiltà dei consumi....” (Lucilla Saccà “Omaggio a K.L.R”. Pacini Editore, pag. 22)
Il focus della mostra si incentra sulle cosìddette Riduzioni.  Al principio di questi lavori sta l'amplificazione di una foto di partenza con diverse variazioni, tramite la schematizzazione dell'immagine, portando in evidenza le sue linee e contorni fondamentali.L'immagine iniziale viene così corrosa, quasi divorata dalla scrittura dalla quale riemerge
 
SIMON DYBBROE MØLLER-O GALLERIA MININI
mercoledė 16 novembre 2011
Una mostra che invita alla riflessione e diventa enigma già dal titolo “O”. 
L'artista si rivolge al pubblico e in una lettera aperta scrive “O è l'apertura...O è un ventre, il volume. Si tratta di uno spettacolo che ha lo scopo di oscillare tra il troppo e il poco meno, tra le spese senza limiti e l'indifferenza passiva. Rotolare la O attraverso questo testo, guidarla.”Se O è una cosa,  è una cosa che non significa nulla. Sulle pareti si vede O, 2011. In queste stampe a getto d'inchiostro lo stesso soggetto viene riprodotto più volte, solo in diversi colori e stili. “
Il soggetto ha la sua origine in  Word, programma nato nel 1983 da Microsoft.  
L' O rappresenta l'incompiuto, un buco nel linguaggio, l'assenza di valore.
La vetrina della galleria ospita una grande installazione instabile, costituita da diversi plinti diversi,
dove piedistalli di diversi colori evocano ricordi e allo stesso tempo è come se attendessero di tornare di moda.  Nella sala principale l'installazione “Anno”, enorme sorta di Mikado costituita da tubi di metallo molto pesanti, in modo da creare anche in questo caso, un equilibrio instabile.
Impressionante l'opera “No More Moore”, una tenda disegnata con una semplice biro, che, una volta posta di fronte ai blocchi delle finestre della galleria, cela qualsiasi vista esterna .
La finalità concettuale dell'opera mira, metaforicamente, a celare la propria visione delle sculture di Hanry Moore; lo scopo del lavoro è quello di cancellare Moore, un processo di sottrazione.
L'artista oscura una parte della vista cercando di ostacolare sistematicamente la memoria.
Simon Dybbroe Møller  sfida la definizione di Le Witt  “Gli artisti concettuali sono mistici piuttosto che razionialisti”.
 
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