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THOMAS BAYRLE-CARDIBLACKBOX(RIVISTA SEGNO)
domenica 24 gennaio 2010

La galleria Cardi Black Box è alla sua quinta mostra dall’apertura, e non ha deluso le aspettative degli addetti al settore proponendo artisti di grande spessore, e ora tocca a Thomas Bayrle.

Personaggio storico, considerato uno dei pionieri della Pop-Art e dell’arte cinetica, egli tuttavia sviluppa un percorso del tutto innovativo, che riflette sul tema dell’iconografia del consumismo, inserendosi nelle pieghe di una società succube del prodotto di massa.

Dice lo stesso Bayrle " A 18 anni iniziai a lavorare in una fabbrica tessile, per tre anni. Questa esperienza ha influenzato molto la mia vita e la mia visione della società".

Il progetto presso Cardi Black Box propone la replica della mostra che Bayrle tenne nel 1968 negli spazi della galleria Apollinaire. Una decisione che denota una comunicazione molto forte; a tutti gli effetti la mostra presso la galleria Apollinaire non è stata solamente un momento fondamentale nella carriera di Bayrle, ma ha certificato il temperamento rivoluzionario e originale del suo lavoro.

L'esposizione offre una panoramica della prassi dell'artista tedesco, che iniziò il suo lavoro in un momento storico, la fine degli anni sessanta, che rappresentarono una circostanza storica, politica e sociale nella storia dell'Europa contemporanea.

Un tempo distinto dal bisogno di creare una nuova identità culturale e una nuova sensibilità estetica.Il miracolo economico che segue la Seconda Guerra Mondiale era arrivato alla sua fine, ed il bisogno di revisionare completamente le basi ideologiche e struttura di gerarchie esistenti era divenuto urgente per una generazione che ha sentito il bisogno di scrivere la storia in altri termini, e creare alleanze culturali diverse da quelli di generazioni precedenti. L'atmosfera generata dalla presenza americana in Germania, la crisi nel Medio Oriente e la guerra.

Analizzate in profondità, le opere di Bayrle vanno ben oltre la Pop art o l’arte cinetica; ovviamente i tratti comuni sono riconoscibili, ma egli è riuscito a sovvertirne le tracce, conquistando il prodotto di massa e l’immaginario a esso legato consacrandogli una dimensione politica e sociale. Bayrle usa il prodotto di massa, mettendo in discussione al tempo stesso il modo in cui questo viene creato, messo al mondo, mitizzato. Una lettura della relazione tra la cultura pop e la cultura elitaria, in un momento e in un contesto in cui la modernità vede la possibilità di fare incontrare questi due mondi.

Rebecca Delmenico

 
ZHANG HUAN, MALCOM MCLAREN, MILTON MANETAS (RIVISTA SEGNO)
domenica 24 gennaio 2010

Tre grandi personalità alquanto eclettiche del panorama artistico contemporaneo sono state riunite da Galleria Pack, in una mostra dove il protagonista è il l’eloquenza espressiva. Huan, Mc Laren e Manetas sono accomuntati da forza e potenza comunicativa che scaturiscono da opere realizzate in codici diversi, perché diverso è il loro metodo di osservazione e orientamento verso il proprio vissuto.

Zhang Huan è uno degli artisti più innovativi della Cina contemporanea. Negli anni 90 ha portato all’attenzione internazionale la nascente scena artistica cinese, in forza di coraggiose performance mediante la quali egli tutt’ora continua il suo tragitto attraverso la tragicità della condizione umana.

L’opera presentata per l’occasione è "Family Tree", che incarna perfettamente la poetica dell’artista, il cui volto, nell’arco di un’intera giornata, diviene una tela sulla quale si moltiplicano ideogrammi cinesi che arrivano a ricoprire totalmente il viso in un nero monocromatico.

In mostra sono presenti alcuni recenti video di Malcom McLaren, più noto per aver lanciato la storica band dei "Sex Pistols". Assieme alla moglie Vivienne Westwood lanciò la moda Punk, utilizzando materiali come cuoio, gomma, spille, ossa di pollo, portando una vera e propria rivoluzione di costume. Fu poi la Westwood a portare avanti le idee più innovative, mentre McLaren si definì più come manager della band. Personalità poliedrica, ha sperimentato e ironicamente scandalizzato con le sue graffianti dichiarazioni " Qualsiasi dichiarazione attorno all’arte oggi, in Occidente, non può prescindere da due concetti fondamentali:autenticità e Karaoke :essi definiscono perfettamente l’oggi come lo viviamo quotidianamente. Il mondo in cui viviamo non è più un mondo reale, ma un mondo-karaoke, quasi finto, che porta per contrasto dentro di sé un inesauribile desiderio di autenticità. I grandi magazzini hanno sostituito le chiese come luogo nel quale si prende coscienza di sé."

A chiudere la rassegna una serie di dipinti esposti nella recente mostra "Unconditional Love" di Milton Manetas presenti all’ultima Biennale di Venezia. L’artista fa del web e di internet il proprio territorio di interesse, tanto da essere riuscito a esporre a Venezia un intero padiglione dedicato all’universo digitale: The Internet Papillon.

Internet non è definito da confini fisici o geografici, da nazionalità o da una lingua. La rete è in continuo sviluppo, sta allargando le proprie potenzialità a un ritmo incontrollabile che trasforma inesorabilmente il modo in cui comunichiamo e in cui ci comportiamo. Non a caso le opere dell’artista rappresentano tastiere, joystick, cavi, monitor, inquadrati in ambienti scarni e desolati, nei quali non viene mai palesato il gioco in cui sono immersi i personaggi.

 
BACKGROUND STORY-CARDI BLACKBOX (pubblicazione per rivista Segno)
venerd́ 16 ottobre 2009

Tre maestri della fotografia, legati al reportage e alla cronaca nera, fanno riflettere su diverse tematiche, tutte di forte impatto visivo.

Fotografie che risalgono agli anni ’60 e ’70, che narrano storie del quotidiano, sparate dai media  che spesso ne riportano i dettagli più raccapriccianti.

Ma questa mostra è diversa. Gli artisti non vogliono scioccare solo per il gusto di farlo, c’è una poetica della coscienza dietro lo scatto nudo e crudo.

Metidines  riporta le tragedie di Città Del Messico, suicidi, omicidi, tragedie che incorporano anche testimoni involontari di esse. Lo scatto che più mi ha colpita è quello che ritrae un uomo che viene estratto da un tombino ,in cui viveva rubando rame per sfamare i figli. Il richiamo all’iconografia religiosa è molto forte: la deposizione di Gesù dalla croce.  Letizia Battaglia descrive le stragi di mafia della sua Palermo, e fa quasi “respirare” l’atmosfera che aleggia nelle opere, dal bambino che gioca con la pistola con la calza a coprirgli il volto, alle donne addolorate che si battono il petto per la morte dei loro cari, fino ai morti ammazzati. E anche in questo caso il richiamo all’iconografia religiosa è presente:dall’uomo morto e ricoperto con un largo telo di pizzo, fino all’uomo che, ucciso con un colpo di pistola, mostra sulla schiena il tatuaggio con il volto del Cristo.

Odermatt, ufficiale della polizia stradale nel cantone svizzero di Nidwalden, porta sempre con sé la macchina fotografica, con la quale espone incindenti stradali al termine delle operazioni di soccorso. Si avverte il senso  della casualità, della fatalità, dell’imprevisto simboleggiato dall’automobile.

La giovane Barbara Berlusconi, assieme a Nicolò Cardi all’inaugurazione parlano di una precisa volontà , ovvero” Aiutare a far emergere i giovani, con nuove mostre e proposte.  Milano, non è così aperta verso il nuovo-dice Barbara- spesso per la scarsa volontà di chi riveste ruoli importanti a far emergere le nuove leve”.

 
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