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CARLO BATTISTON
martedė 27 marzo 2012
Per quanti non lo conoscessero, lui è Carlo Battiston, classe 1980, giovane e talentuoso fotografo che ho scoperto recentemente, colpita dal progetto "Motelrooms", e di cui ho voluto approfondire la conoscenza, scoprendo una personalità intrigante che si muove su diversi piani. 
Ecco una breve intervista che può aiutarvi a entrare nel suo mondo:

Cominciamo con una biografia essenziale che ci faccia capire con chi abbiamo a che fare! 
Nato a Padova nel 1983, durante il liceo (scientifico) comincio a suonare in un gruppo musicale (the axal) che dopo diversi anni e molti concerti intorno al 2008 cambia nome in the March of Seasons e firma un contratto discografico che porta il gruppo a suonare in varie parti d'Italia e d'Europa.
Il rapporto con la musica è anche il motivo per cui concluso il liceo mi avvicino al mondo dell'arte attraverso L'università di Arti visive e dello spettacolo di Venezia, che mi da la possibilità di conoscere molti artisti e critici tra cui Angela Vettese, Alberto Garutti, Armin Linke, Adrian Paci, Lawrence Carroll etc...
 
Conculuso il corso della durata di tre anni decido di smettere di studiare arte, soprattutto per riuscire ad ottenere un giudizio più concreto a livello tecnico, sul mio lavoro, che, passando da installazioni sonore a video art approda finalmente alla fotografia, mezzo che vedo come il più congeniale alla mio approccio mentale.
 
Mi iscrivo quindi all'istituto di fotografia e arti visive di padova dove dopo due anni esco con ottimi risultati e comincio subito a lavorare in uno studio di fotografia di moda dove lavorerò fino al 2012 anno in cui comincio a lavorare come libero professionista indipendente.
 
Nel frattempo i march of seasons nel 2009 si sciolgono e dopo un piccolo periodo di crisi musicale ricomincio a suonare fondando gli All my hospitalized children's cove, gruppo strumentale che si pone l'obiettivo di mescolare la musica da club con un live set di tipo rock.
 
Quali sono i progetti, tuoi e di altri professionisti, che ritieni più interessanti?
 
Il mio progetto più interessante è sicuramente motel rooms, un lavoro che tra una vicissitudine e un'altra ha richiesto un anno di tempo ma ha dato i suoi frutti e che sto cominciando a portare in giro come mostra in questo periodo.
 
Altri artisti italiani che mi piacciono davvero molto (per citare altri padovani piuttosto attivi) sono Lazlo Passi Norberto (amico e compagno di università) e Tania Brassesco che con il loro the essence of decadence stanno girando molte gallerie d'arte e vincendo concorsi in tutto il mondo. Claudia de Sabe, tatuatrice padovana trasferitasi a londra che è attivissima sia artisticamente che dal punto di vista di curatrice di alcune interessantissime mostre a Londra. Ovviamente tra i padovani è da citare Kenny Random, colui che ce l'ha fatta! 
 
Chi consideri i tuoi maestri e ispiratori?
 
I miei due più grandi maestri sono Bruno Carnevali e Alberto Lisi, uno docente dell'istituto di fotografia e l'altro proprietario dello studio dove ho lavorato per quattro anni. Però non è a loro che mi ispiro a livello stilistico, amo invece moltissimo le opere di Irving Penn (sopra tutti), Richard Avedon, David La chapelle e Robert Mapplethorpe. Loro sono fonte di ispirazione quotidiana! Tra gli italiani amo particolarmente le foto di Amedeo Turello e Mario Testino.
 
Come è nata l'idea del progetto Motel Rooms?
 
Motel Rooms, è nato da un libro di illustrazioni pin up trovato nello studio di un tatuatore mio amico, volevo condensare in un unico progetto la passione per le donne, per la body modification (tattoo e piercing), per il voyeurismo (come potrebbe un fotografo non essere voyeur?), per gli anni '50 e per la rivisitazione. Sì,perchè io amo rivisitare, siccome sono convinto che nulla si crei e nulla si distrugga sono solito partire da foto che ho già visto, che mi piacciono, o  da disegni, manifesti o semplici immagini trovate per caso e lavorarci sopra fino ad ottenere qualcosa che si distacchi abbastanza come concetto da poter essere visto come originale, senza mai perdere il riferimento di partenza . 
 
C'è una persona, un volto, che vorresti ritrarre in particolare?
 
Ci sono molte persone che mi piacerebbe ritrarre, anzi, credo che non ci sia, in effetti, una persona che non vorrei un giorno inserire in un progetto. Diciamo che soprattutto in ambito commerciale, mi piacerebbe prima o poi, lavorare con Mariacarla Boscono o Bianca Balti. sono delle bellezze così plasmabili che credo sarebbe un'esperienza unica fotografare.
 
E un tuo sogno nel cassetto?
 
Diciamo che se riuscirò a fotografare una delle due modelle sopracitate si saranno avverati molti dei miei sogni perchè vorrà dire che sarò arrivato molto molto molto in alto in ambito lavorativo!
 
JOSE' D'APICE, IL LIBRO CHE MI MANCA FABBRICA EOS
mercoledė 16 novembre 2011
Artista enigmatico, che si esprime con un linguaggio surreale, con forti venature filosofiche e letterarie, Josè D'Apice lascia affiorare un mondo misterioso, ambiguo, legato al misticismo e al trascendentale. Una concettualità così pregna e difficile da dipanare viene espressa con un segno preciso, puntuale, con una cura maniacale del particolare.
D'apice è profondamente attratto dall'ineffabile, dall'infinito o per meglio dire dall'indefinito, da quel quid incomprensibile che avvolge la natura delle emanazioni del mondo.
Realizzando immagini nitide, nette, seppur surreali, l'artista cerca di esternare un'esperienza spaziale in cui la partecipazione umana è una seducente apparizione.
Da alcuni l'arte di D'Apice è stata definita "nuova esperienza del sublime": l'eclissarsi della natura coincidente con il suo disvelarsi. L'immagine instaurata e insieme oltrepassata, oscillando tra sogno, luce, visione, cecità.
Netti i contrasti anche nell'uso dei colori; nero, bianco, rosso, esperienze cromatiche che diventano gioco di contrapposizioni precettive.
D'Apice affronta la tematica dell'uomo calato in una società fortemente individualista, dove ognuno è per sè stesso, dove nulla è certe, travolti dal vortice frenetico degli eventi.
Queste problematiche tangibili, reali, vengono esplorate dall'artista che proietta all'esterno il proprio io più intimo, nello spazio diseguale, separato delle proprie creazioni.
Emblema di questa mostra è l'opera "Il libro che mi manca" ; una sequenza di venti piccoli assemblage su base in piombo di libri tutti con il medesimo incipit "La vita di..."dove sono narrate le vite di vari personaggi :L'imbalsamatore, L'illusionista, Il funambolo, L'astronauta, Il becchino e altri.
Il libro che mi manca allude alla vita, all'esperienza non compiuta, a ciò che mai si potrà realizzare.
In mostra anche altri capolavori, tra cui vi segnalo "Autoritratto dopo" , "Piccolo atlante imperfetto" e "Visione dall'alto".
 
KETTY LA ROCCA -GALLERIA MILANO
mercoledė 16 novembre 2011
Ketty La Rocca (La Spezia 1938-Firenze 1976) è stata senza dubbio una delle più importanti artiste italiane del Novecento ed esponente di primo piano della Body Art a livello internazionale.
L'universo comunicativo è sempre stato il focus della sua profonda riflessione. 
A trentacinque anni dalla  sua prematura scomparsa , la Galleria Milano inaugura una personale di Ketty La Rocca, dove non mancano lavori di poesia visiva, scritti, video, Craniologie, dando particolare risalto da quelle che lei stessa chiamava “Riduzioni”.
Dall'inizio della sua attività artistica, nella Firenze degli anni Sessanta, temi quali la critica rivolta alla classe dirigente, alla società dei consumi, allo strapotere di politica e chiesa insieme, e all'arretratezza della condizione femminile non verranno mai abbandonati.
L'artista usa il proprio corpo come medium espressivo, le mani in particolare: nei propri lavori ne analizza il linguaggio e ne disegna il contorno con delle parole. In questi lavori l'artista si riferisce esplicitamente al mondo femminile , in cui alle mani delle donne vengono associate determinate attività.
“Gestualità come linguaggio primigenio, allora, in contrapposizione al linguaggio verbale, divenuto talvolta privo di senso; gestualità come diretta espressione del corpo umano, fonte principale di comunicazione emotiva, sistematicamente repressa dalla civiltà dei consumi....” (Lucilla Saccà “Omaggio a K.L.R”. Pacini Editore, pag. 22)
Il focus della mostra si incentra sulle cosìddette Riduzioni.  Al principio di questi lavori sta l'amplificazione di una foto di partenza con diverse variazioni, tramite la schematizzazione dell'immagine, portando in evidenza le sue linee e contorni fondamentali.L'immagine iniziale viene così corrosa, quasi divorata dalla scrittura dalla quale riemerge
 
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