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ALDO RUNFOLA-DESTINO E PERFEZIONE-PUBBLICATO SULLA RIVISTA "SEGNO"
marted́ 30 giugno 2009
E’ con una dichiarazione energica e risoluta, che occupa quasi un’intera parete della stanza, quella con cui si apre la mostra dell’artista Aldo Runfola.Lettere stampate in grande formato per sottolineare l’importanza e l’autorevolezza della parola nonchè la pregnanza concettuale che essa esprime.Due sono i termini fondanti l’intero percorso, ovvero destino e perfezione, gli stessi che danno, non a caso,  il titolo all’intero circuito.L’artista parte dalla conclusione che la parola destino, da lui intesa come “tipo di perfezione che è possibile attribuire alla storia degli esseri umani”, riguardi la forma della struttura narrativa, adducendo che tale pensiero nasce da un profondo interesse maturato nei confronti dell’autobiografia, o meglio nei confronti del soggetto dell’autobiografia, in quanto costitutivamente perfetto essendo esso sottratto al giudizio. In questo incipit risento l’eco di quanto detto da Michael Foucault quando egli parlava di un soggetto narrante, chiamandolo soggetto “guerreggiante”, parola pesante quanto un macigno,  che non rimanda alla polemica, quanto piuttosto alla volontà di abbracciare la totalità, attraversandola e trapassandola da vari punti.
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ALDO RUNFOLA-DESTINO E PERFEZIONE-PUBBLICATO SULLA RIVISTA "SEGNO"
marted́ 30 giugno 2009
E’ con una dichiarazione energica e risoluta, che occupa quasi un’intera parete della stanza, quella con cui si apre la mostra dell’artista Aldo Runfola.Lettere stampate in grande formato per sottolineare l’importanza e l’autorevolezza della parola nonchè la pregnanza concettuale che essa esprime.Due sono i termini fondanti l’intero percorso, ovvero destino e perfezione, gli stessi che danno, non a caso,  il titolo all’intero circuito.L’artista parte dalla conclusione che la parola destino, da lui intesa come “tipo di perfezione che è possibile attribuire alla storia degli esseri umani”, riguardi la forma della struttura narrativa, adducendo che tale pensiero nasce da un profondo interesse maturato nei confronti dell’autobiografia, o meglio nei confronti del soggetto dell’autobiografia, in quanto costitutivamente perfetto essendo esso sottratto al giudizio. In questo incipit risento l’eco di quanto detto da Michael Foucault quando egli parlava di un soggetto narrante, chiamandolo soggetto “guerreggiante”, parola pesante quanto un macigno,  che non rimanda alla polemica, quanto piuttosto alla volontà di abbracciare la totalità, attraversandola e trapassandola da vari punti.
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LA TORRE DI BABELE-CARLO CANE
domenica 17 maggio 2009
Capita di riflettere sul perchè sia nato il genere umano, ognuno con le propria visuale, evoluzionistica o creazionista, il buon Dio che ci ha dato in dono la madre terra, Pachamama la chiamavano le antiche popolazioni.E l'uomo è cresciuto, ha prosperato, ha inventato e costruito invenzioni sempre più complesse per migliorare la propria esistenza.Nel nostro secolo siamo giunti addirittura a questioni di bioetica piuttosto che a impressionanti progetti avveniristici nel campo delle costruzioni e dei trasporti.Questo ha smosso le coscienze, fin dove potremmo spingerci?La metropoli (metrò-polis), la grande città, come new york, con tante agorà che sono centro pulsante di altrettante vite,,,e grattacieli che svettano talmente alti da impedire al sole di penetrare sulle strade.Brulicare di vite che gravitano attorno a questi giganti, che sono i veri padroni della città. In essi si svolge il quotidiano circo della vita umana, ormai talmente avvezzi ad essere sovrastati da queste abnormi torri che per noi la vera “natura”, il nostro humus vitae è questo.L’uomo ha nel DNA l’esigenza ad andare oltre, a dimostrare che è LUI  il padrone della madre terra, e la dimostrazione sono le innumerevoli torri di Babele che nascono nelle città.Non i templi che gli antichi erigevano per avvicinarsi alla propria divinità, ma costruzioni per affermare al propria potenza, l’essere l’oltre uomo, l’huber meinsch.

 

 
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