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DIRTY TALES- DE MOLFETTA PDF  | Stampa |
martedì 17 agosto 2010

Ci sono fatti che vengono taciuti, fatti che nemmeno la più scandalosa rivista di gossip oserebbe pubblicare. E’ la caduta degli dei, la caduta del mito. Ecco a voi sconcia, invereconda, unta e bisunta verità.

 

C’era una volta una bellissima fanciulla, figlia d’un nobile del luogo, che ammaliava chiunque la incontrasse. I suoi occhi erano azzurri come l’oceano e i capelli parevano intessuti di trame dorate. Barbie era il suo nome e tutti la adoravano. Era un angelo soave, dolcissimo, che amava passare il tempo cantando e giocando assieme alle creature del bosco fatato.

Da tutto il regno arrivavano spasimanti che anelavano al suo cuore, e fra tutti, Barbie scelse Ken, un baldo giovane abbronzato e muscoloso, col quale ben presto si fidanzò. La ragazza si concesse subito, perché era sì dolce, ma anche calda e vogliosa. Ken amava farsela da dietro, e Barbie lo assecondava sempre, le piaceva fare la pecorina, e amava quando lui la chiamava "la mia puledra in calore". Purtroppo l’infausto destino volle che la povera sciagurata scoprisse il compagno nel loro letto assieme allo stalliere mentre si intrattenevano a giocare alla cavallina…lo shock fu devastante!( e spiegava anche il perché lui amasse tanto la retro, non so se mi sono spiegata).

Barbie scappò dalla tenuta di Villa Rosa, trasferendosi nella vicina Gotham City, detta "la terra di nessuno", un rifugio per falliti, criminali, psicopatici e rifiuti umani d’ogni genere.

La vita era diversa laggiù, e ben presto la fanciulla sprofondò nella depressione più cupa: l’unico lavoro rimediato consisteva nel servire in una tavola calda, e coi pochi soldi rimediati poteva permettersi come sola sistemazione un piccolo e umido bilocale in condivisione con quella che per molto tempo fu la sola amica di Barbie, ovvero Milka, una mucca che aveva lavorato nello show-biz guadagnando molti soldi, spesi tutti in cocaina, anfetamine e farmaci per curare una rara forma di psoriasi pruriginosa che le aveva procurato strane chiazze violacee per tutto il corpo . Immaginate, cari lettori, se i bimbi di tutto il mondo avessero immaginato che lo sguardo sognante della loro amica mucca era dovuto all’effetto del Peyote!

Per riempire il vuoto di una vita che era davvero, ma dico davvero uno schifo, Barbie cominciò ad abbuffarsi di qualunque cosa le capitasse sotto tiro, tanto adesso chissenefrega di essere la più bella e la più soave, andassero tutti affanculo! Ragazzi se la spassava alla grande, da 50 a 150 kg in pochi anni, Ken era un lontano ricordo, e col tempo si era fatta dei nuovi amici, sfigati e reietti quanto, se non più di lei.

C’era Super-Silvio, un nanetto italiano affetto da una forma incurabile di priapismo, che blaterava continuamente di assurdità che facevano scompisciare dalle risate tutta la compagnia. Si faceva chiamare Super perché era riuscito, non si sa come, a impossessarsi della tutina azzurra del povero defunto Superman. Barbie e Super- Silvio intrattenevano una torbida storia di sesso…Lei voleva essere ancora scopata anche se ormai era scandalosamente obesa al punto da non riuscire più quasi a lavarsi da sola, e lui,,,beh, a lui bastava metterlo in qualche buco. Ci guadagnavano entrambe: lui aveva una donna sempre pronta e lei, oltre al sesso, ci guadagnava pure qualche regalino (Silvio aveva strani giri, e riusciva ad avere tra le mani oggetti costosissimi). Agli incontri non mancava mai "Nostra Signora di Louis Vitton", una barbona che da sempre viveva a Gotham. Aveva il vezzo di indossare un vistoso scialle tarocco di un Luois Vitton originale, con il quale, sosteneva lei, era in grado di fare miracoli.

L’ultimo a unirsi al gruppo fu un certo Bruce , accompagnato dal fedele E.C , un freak di origine ucraina, che durante il disastro di Cernobyl era rimasto sfigurato al punto da non sembrare umano. Un produttore anni prima lo aveva notato e scritturato per la parte di un tenero alieno che per sbaglio era stato dimenticato sulla terra dai suoi simili. Ve lo ricorderete…vi dice nulla un certo E.T l’extraterreste?

Bruce era un tipo ombroso, di mezz’età, che parlava poco, e il più delle volte si eclissava in un mondo tutto suo. Soffriva di una grave forma di obesità, sicuramente anche per lui il cibo riempiva un vuoto e a Barbie lui attizzava una cifra. Era certa che Bruce volesse aprirsi, altrimenti perché andare sempre nello stesso zozzo locale con la stessa degradante compagnia?

Decise di invitarlo fuori, solo lei e lui. Fecero una lunga passeggiata, che per 2 obesi come loro consisteva in circa 1.5 km, in assoluto silenzio, finchè giunsero davanti a un’enorme villa che pareva disabitata e in procinto di crollare. La muffa e le piante ricoprivano quasi tutto, solo un paio di grosse finestre gotiche erano intatte. Quella era la casa di Bruce…

Barbie lo seguì, entrarono e si misero a sedere su un grosso, polveroso divano. A quel punto, senza un cenno, senza una parola, lei lo baciò e le loro lingue si intrecciarono in una danza vorticosa. Era caldo e umido là dentro, come calde e umide erano diventate le mutandone di Barbie, che in preda all’eccitazione slacciò i pantaloni di Bruce per poter scendere con la lingua…

Si toccarono, si baciarono, fecero praticamente tutti i preliminari tranne il sesso, perché la mole lo impediva.

Bruce si alzò e si avviò verso una stanza, dalla quale tornò poco dopo rivelando la sua identità…Barbie era sbigottita!Bruce era Batman, l’eroe di Gotham, scomparso da anni e dimenticato da tutti.

Ti amo, furono le uniche parole che Batman riuscì a pronunciare.

Ti amo anch’io, furono le parole con cui Barbie donò il suo cuore e le sue arterie intrise di colesterolo all’oscuro cavaliere.

Da allora Barbie e Batman vissero assieme nella casa di lui, ingozzandosi e scambiandosi le pastiglie per il diabete.

Milka si fidanzò con E.C , e lui ne trasse beneficio, perché con tutta la droga che gli passava la mucca i suoi problemi sembravano non esistere più…Disgraziatamente un giorno Milka trovò E.C morto sotto la doccia. Causa della morte: abuso di droga che aveva procurato uno svenimento che aveva fatto cadere E.C provocando una ferita alla testa, ormai talmente malconcia, da procurare la parziale uscita del cervello.

Super-Silvio e Nostra signora di Lourdes fondarono una setta per spennare dei poveri polli, la cui unica colpa era di essere talmente disperati da arrivare ad acclamare il capo-setta (Silvio ovviamente) come loro leader spirituale.

Questi sono i fatti, nudi e crudi. La mia indagine continuerà, per svelarvi altri retroscena morbosi, tanto lo so che vi piacciono!

Un ringraziamento va al mio informatore, lo chiamerò Demo.

Passo e chiudo

 
SOSPESI-EMANUELE GIANNELLI PDF  | Stampa |
martedì 17 agosto 2010
Valore autentico in un artista è il coraggio nel percorrere nuove strade sperimentando e continuando nella ricerca, rimanendo fedele alla propria linea concettuale.L'indagine è un elemento vitale, l'embrione da cui scaturisce la vis dell'opera, e questo è senza dubbio il principio attivo che incita Emanuele Giannelli a continuare, nel corso degli anni, la propria analisi che ha come file rouge l'uomo.L'artista proietta, con le proprie creazioni, un impegno, ritenuto atto dovuto verso l'essere umano, cercando di porre interrogativi che scuotano le coscienze.Il background culturale di Giannelli si muove attraverso le contaminazione tra i suoni elettronici del movimento industrial (Ministry, Einstürzende Neubauten),nei temi del post-industriale e del cibernetico, espressi da autori come Roy Bradbury e Philip Dick, toccando contenuti cari alla letteratura cyberpunk: l'ibridazione, i replicanti, la tecnocrazia, la ripetizione come teorizzata da Deleuze nell'opera "Differenza e ripetizione", nella quale il filosofo non intende la differenza come pura negazione; al contrario la differenza è concepita come affermazione pura, come atto creativo.Nelle ripetizioni seriali che qualificano questa esposizione l'uomo è sempre il focus, il soggetto e l'oggetto verso cui tendere.L'uomo non si capacita di quanto il proprio ostentato razionalismo abbia infine sgretolato la sua tradizione morale e spirituale, e ora paga lo scotto nel disorientamento.Le grandi statue in resina esposte, di cui una appesa a testa in giù dal soffitto, rappresentano nello specifico la contemporaneità della civiltà occidentale, che ha letteralmente concepito e imballato una serie di replicanti vuoti, che si muovono meccanicamente in vite che sono una la copia dell'altra, il cui destino è già stato determinato. L' habitat è la metropoli, grigia e plumbea, fatta di palazzi-Torri di Babele, grossi monoliti  che imbrigliano e stringono in una morsa soffocante. Ne sono esempio opere precedenti come "Blocks" o "......." , realizzate con calchi in resina accostati a oggetti recuperati da pezzi meccanici industriali e scarti di computer. Questi lavori sono impregnati dal senso di malessere, disagio e inquietudine generati dalla tentacolare metropoli, che schiaccia l'individuo preda di ansie fino a renderlo arido e sterile.Scrive Pessoa " Non so chi sono, che anima ho.Mi sento multiplo. Mi sento come in una stanza dagli innumerevoli specchi. Mi sento vivere vite altrui, in me, in una somma di non-io sintetizzati in un io-posticcio."(Una sola moltitudine).

 

 

 

 

 

 

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IMAGO ARCANA-ANONYMOUS ART PDF  | Stampa |
giovedì 03 giugno 2010

L’espressione “Imago arcana”deriva dall’aggettivo latino arcanus, che significa nascosto, occulto. Gli Anonymous art  si muovono in un territorio enigmatico e misterioso, partendo da un profondo interesse verso diverse simbologie che rinviano a un filo conduttore, ovvero la sostanziale scissione dello spirito umano, saggiato traghettando scuole di pensiero che annoverano filosofie in cui si ritrovano tanto l'aspetto  teorico-dottrinale quanto l'area pratico-magica, arrivando a plasmare un nuovo alfabeto espressivo. Il fine della ricerca è  l’essere umano, la cui essenza è manifestata nelle composizioni per mezzo di caratteri inconsueti che innalzano metafore criptiche. Una ricca serie di figure sono l’emblema dell’elaborazione artistica di Anonymous. Considerando la vasta galleria di figurazioni che documentano le composizione delle opere rinveniamo l’influenza di correnti come il New Goth o il Pop Surrealista. La creazione dei dipinti (tutti ad olio) è frutto di un lavoro paziente e certosino. Da uno sfondo finemente lavorato, spesso con motivi damascati, emergono personaggi animali, umani o antropomorfi caratterizzati da colori vivaci che ne sottolineano il rilievo concettuale. Nel processo attraverso il quale vengono coniate le peculiarità che qualificano il “modus espressivo” di Anonymous, sono chiamati in causa principi connessi tanto sistemi filosofici esoterici quanto al  misticismo o all’ occultismo. Nel rivelare la fondamentale scissione dello spirito umano, gli artisti hanno chiamato in causa ideologie che storicamente ritroviamo a cavallo tra Medioevo e Rinascimento. Dal legame con la  Numerologia,  che contemplava una possibile relazione tra numeri ed esseri viventi,  alla celeberrima Tavola Ouija ( il cui uso risale al diciottesimo e diciannovesimo secolo), costituita da lettere e da numeri legati a un preciso significato, il cui scopo è la comunicazione con il mondo dei defunti, fino alla Cabala, dottrina esoterica di base panteistica, contaminata da influssi neopitagorici. Tratto importante del cabalismo è l’importanza attribuita alla duplicità costituita da spiriti divini positivi e demoni antagonisti. Oltretutto la Cabala è collegata secondo la tradizione a un’attività magica, che può essere sia contemplativa che operativa.

 

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SATYRICON PDF  | Stampa |
martedì 25 maggio 2010
Il titolo della mostra riprende il noto  “Satyricon” di Petronio, che non rientra in un unico genere letterario, proprio come le opere di Dorian X non si restringono a un solo genere artistico. Possiamo quindi a ragione parlare di un Pastiche artistico che comprende più stili.Le assonanze tra il Satyricon di Petronio e quello di Dorian X annoverano due modelli: la Satira e la Parodia, che incrocia tempi, situazioni, personaggi, avvalendosi di un linguaggio schietto, per certi versi provocatorio, ma distante da qualsiasi intento moraleggiante o invettivo nei confronti della società.Non si consideri Dorian X un essere fisico, inutile proiettare in un'immagine corporea l'impressione che può derivare da un rapido sguardo alle opere.Mosaico di follia, ironia, arguzia, egli è un pungente nonché scaltro scanzonatore di un mondo immerso in una babele di contraddizioni di cui è al tempo stesso fonte e carnefice. Che l'Universo si  trascini tra instabilità e incertezze d'ogni sorta è un fatto assodato; è un continuo avvicendamento di eccessi, asimmetrie , forzature, nelle quali l'uomo non riesce a riguadagnare l'empatia cosmica. Tutto questo fa parte dei corsi e ricorsi storici, difatti nelle opere  presente e passato si intersecano nel ritratto di una contemporaneità che viene resa con espedienti che l'artista sa trattare con inconsueta estrosità; in questo senso la sua arte è davvero calata nello spirito dei tempi.Dorian X,che  possiede la natura d'un satiro compare delle feste del dio Dioniso, è uno spirito che danza , ebbro e vorace, mai sazio di sperimentare con prontezza e audacia ogni pratica gli sia congeniale. Del satiro possiede la doppia essenza caratterizzata dalla fame di vita nel suo lato più godereccio e dalla maestria nel trattare di arte. La grande curiosità intellettuale gli ha consentito di acquisire un bagaglio culturale che si dilata da Oriente a Occidente, tra correnti religiose, filosofiche, culti astrali, mitologie, nonché una competenza di tutto rispetto nella pratica pittorica.Profondo conoscitore della storia dell'arte e dell'estetica, nella propria espressione artistica Dorian X ,amante della scuola fiamminga, rievoca maestri come Bosch e Bruegel tanto nell'uso sfrenato dell'allegoria quanto nella riproposizione di quadri densi di situazioni dove si ritrovano una miriade di protagonisti, reali o fantastici, che creano veri e propri microcosmi notevolmente solidi nella loro struttura.
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INTERVISTA A ELENA MONZO (PUBBLICAZIONE PER LA RIVISTA SEGNO) PDF  | Stampa |
martedì 30 marzo 2010
D:E' passato molto tempo dai tempi degli studi all'accademia di Brera, come potresti raccontare la tua naturale evoluzione artistica?     R:Dal tempo accademico e’ passata una eternità..6 anni ormai,
ma ricordo che davo molta importanza al segno, nonostante la sperimentazione della materia a degli strati di colore mi mandasse in confusione.
“La Signora velatura accostata al Sig.Segno ..” era il matrimonio delle belle favole, le due dolci meta’ che si cercano tutta la vita e si completano…
Insomma tutto doveva essere al posto giusto per un' armonia che a mio parere non si incarnava mai perfettamente,
Inizialmente tutto era una prova: carte riprese, ritagliate, riciclate, assemblate… era lontano da me l’idea del pezzo finito/definitivo/completo… una sorta di lotta infinita tra segno e colore, dove ovviamente io perdevo sempre..nulla trionfava se non una grande confusione…
La “salvezza” o lo spiraglio di luce, forse, e’ arrivato quando ho iniziato a staccarmi dalla pittura, che mi stava appesantendo lo spirito..e una carica di leggerezza mi ha rapito, un ritorno dell’infanzia… una volta consolidata la tecnica della calcografia, o meglio quasi solco, un segno nero che viaggia sul pulito, non scivola, si annoda ma poi si slega, io sola lo conduco ovunque e me lo gestisco, una grande soddisfazione!!
io sola lo conduco ovunque e me lo gestisco, una grande soddisfazione!!
Puntasecca, acquatinta, acquaforte e via dicendo mi hanno aiutata a dare forza alla linea che nella sua semplicità può raccontare molto…
Il disegno concretizza subito e con la mia fretta nervosa era perfetto!
I tempi si accorciano e lui e’ diventato il protagonista.
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OLEG KULIK DEEP INTO RUSSIA ( PUBBLICAZIONE PER RIVISTA SEGNO) PDF  | Stampa |
martedì 30 marzo 2010
L'Urss ci aveva tolto la libertà, ma con Putin la nostra società è diventata violenta, eio mi adeguo...la società mi ha morso e io mordo la società”(Oleg Kulik)Questa potente affermazione riassume il percorso umano e artistico di Kulik, le cuiperformance shock hanno scosso tutto il mondo, affondando le proprie radici in uncontesto socio-culturale che parte dalla Russia sovietica e post-sovietica, nella qualel'umanità è divenuta più selvaggia, ha subito un barbaro arretramento culturale, “a cuiho reagito trasformandomi a mia volta in un animale”. In un cane più precisamente;l'artista è noto  appunto come "l'uomo- cane"da quando, nel 1994, tenne unaperformance che lo vedeva legato alla catena a difendere l'entrata della GuelmaGallery di Mosca.Oggi la Galleria Pack propone "Deep into Russia", una mostra antologica che ripercorre le tappe più importanti della produzione di Kulik. Da subito l'allestimento affonda la spada nello spettatore che, entrando,è costretto dapprima a salire una ripida scala e quindi a entrare in una camera oscura che riproduce quella in cui l'artista elabora le proprie composizioni.Non mancano enormi maxischermi sui quali vengono proiettate le performance più eclatanti e significative di Kulik.Tutto questo laborioso percorso è metafora della complessità, dell'oscurità nonchè dello sforzo che accompagna il sentiero della conoscenza, e l'artista è un novello Dante catapultato nel nucleo della Russia contemporanea.Kulik si cala nei panni di Dioniso, che durante le feste a lui dedicate, era accompagnato dai satiri, mezzi uomini e mezzi animali, come lo stesso Dio.Da sempre nel mito greco le divinità possedevano caratteristiche umane ed animali, come narra Ovidio nelle Metamorfosi, ed è proprio il lato bestiale che Kulik vuole recuperare, come ritorno alle origini animali dell'uomo.
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