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Entro in una grande stanza dalle pareti bianche, in lontananza intravedo grandi foto, e inizio il mio suggestivo percorso attraverso i lavori di Marina Paris. "Ambienti" è il titolo di quasi tutte le opere presenti nella mostra, e di spazi effettivamente si tratta. Locali che fanno parte del nostro vissuto quotidiano (scale mobili, aule universitarie), corridoi e stanze ormai disabitati, che tuttavia trasmettono un senso di inquietudine, quasi che qualche bizzarro personaggio dovesse entrare in scena da un momento all’altro. Le stanze dove alloggia la mostra scompaiono, perché vengono assorbite totalmente dagli ambienti che si presentano. Decadenti, abbandonati, i tessuti sbrindellati qua e la alle pareti. Un camino di marmo chiude la scena. Sono due le grandi stampe dedicate a questo luogo, che ha colpito in modo spiazzante il mio immaginario: forse sono già stata in questo luogo, forse no, eppure la sua malinconia e le sue vestigia abbandonate fanno eco nel mio vissuto psichico. In questa stanza, come nel lavoro successivo, che ritrae un corridoio, mi specchio attraverso il riflesso del vetro che protegge l’opera, e mi rendo conto che "sono dentro essa". Posso camminare lungo il corridoio, ma mi è vietato guardare a destra o sinistra, almeno non in quell’istante. Perché quegli interstizi laterali nascondono dei portali della mia emotività, intuisco una percezione di turbamento, ma è ancora alla superficie. "Less than five minutes", realizzato in collaborazione con Alberto D’Amico, è una video animazione in cui gli ambienti di precedenti lavori dell’artista, vengono rielaborate in un artificio di passaggi tra labirinti e spazi geometrici. Una porta ne apre un’altra, e da questa un piccolo particolare dischiude una nuova ambientazione e così via, in una successione di tragitti.
I due ambienti che raffigurano scale mobili, fissati ai lati opposti delle pareti, conseguono l’effetto di un loop cerebrale. Posto davanti al primo lavoro, hai l’impressione di salire sulle scale in ascesa, mentre voltandoti hai il presentimento di trovare qualcuno dietro di te perché dal lato opposto vi è l’immagine della scala in senso discendente. A conclusione un "Ambiente Mobile", a cui si accede attraverso una porta e all’interno del quale , tra il candore delle pareti, si trova un lungo corridoio nero, che si rivelerà un tapis roulant, che lo spettatore dovrà attraversare, non senza sforzo, perché il tapis spinge nel senso opposto. L’effetto è claustrofobico, accompagnato da un sentimento di turbamento a apprensione. Eppure il tapis roulant non corre veloce, ma dentro si sente l’urgenza incombente di uscire da quella stanza. L’artista ha creato un’esposizione nella quale lo spettatore si trova davanti all’indeterminatezza del proprio sé. Il sistema limbico , che rappresenta il luogo di origine delle emozioni, è risvegliato, provocato dalla continua incertezza di questi luoghi pensanti, che catturano lo spettatore e risvegliano in lui un’inaspettata esperienza fisica e sensoriale. |