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OLEG KULIK DEEP INTO RUSSIA ( PUBBLICAZIONE PER RIVISTA SEGNO)
marted́ 30 marzo 2010
L'Urss ci aveva tolto la libertà, ma con Putin la nostra società è diventata violenta, eio mi adeguo...la società mi ha morso e io mordo la società”(Oleg Kulik)Questa potente affermazione riassume il percorso umano e artistico di Kulik, le cuiperformance shock hanno scosso tutto il mondo, affondando le proprie radici in uncontesto socio-culturale che parte dalla Russia sovietica e post-sovietica, nella qualel'umanità è divenuta più selvaggia, ha subito un barbaro arretramento culturale, “a cuiho reagito trasformandomi a mia volta in un animale”. In un cane più precisamente;l'artista è noto  appunto come "l'uomo- cane"da quando, nel 1994, tenne unaperformance che lo vedeva legato alla catena a difendere l'entrata della GuelmaGallery di Mosca.Oggi la Galleria Pack propone "Deep into Russia", una mostra antologica che ripercorre le tappe più importanti della produzione di Kulik. Da subito l'allestimento affonda la spada nello spettatore che, entrando,è costretto dapprima a salire una ripida scala e quindi a entrare in una camera oscura che riproduce quella in cui l'artista elabora le proprie composizioni.Non mancano enormi maxischermi sui quali vengono proiettate le performance più eclatanti e significative di Kulik.Tutto questo laborioso percorso è metafora della complessità, dell'oscurità nonchè dello sforzo che accompagna il sentiero della conoscenza, e l'artista è un novello Dante catapultato nel nucleo della Russia contemporanea.Kulik si cala nei panni di Dioniso, che durante le feste a lui dedicate, era accompagnato dai satiri, mezzi uomini e mezzi animali, come lo stesso Dio.Da sempre nel mito greco le divinità possedevano caratteristiche umane ed animali, come narra Ovidio nelle Metamorfosi, ed è proprio il lato bestiale che Kulik vuole recuperare, come ritorno alle origini animali dell'uomo.
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ELENA MONZO-INTERVISTA PER LA RIVISTA SEGNO
marted́ 30 marzo 2010
D:E' passato molto tempo dai tempi degli studi all'accademia di Brera, come potresti raccontare la tua naturale evoluzione artistica?     R:Dal tempo accademico e’ passata una eternità..6 anni ormai,
ma ricordo che davo molta importanza al segno, nonostante la sperimentazione della materia a degli strati di colore mi mandasse in confusione.
“La Signora velatura accostata al Sig.Segno ..” era il matrimonio delle belle favole, le due dolci meta’ che si cercano tutta la vita e si completano…
Insomma tutto doveva essere al posto giusto per un' armonia che a mio parere non si incarnava mai perfettamente,
Inizialmente tutto era una prova: carte riprese, ritagliate, riciclate, assemblate… era lontano da me l’idea del pezzo finito/definitivo/completo… una sorta di lotta infinita tra segno e colore, dove ovviamente io perdevo sempre..nulla trionfava se non una grande confusione…
La “salvezza” o lo spiraglio di luce, forse, e’ arrivato quando ho iniziato a staccarmi dalla pittura, che mi stava appesantendo lo spirito..e una carica di leggerezza mi ha rapito, un ritorno dell’infanzia… una volta consolidata la tecnica della calcografia, o meglio quasi solco, un segno nero che viaggia sul pulito, non scivola, si annoda ma poi si slega, io sola lo conduco ovunque e me lo gestisco, una grande soddisfazione!!
io sola lo conduco ovunque e me lo gestisco, una grande soddisfazione!!
Puntasecca, acquatinta, acquaforte e via dicendo mi hanno aiutata a dare forza alla linea che nella sua semplicità può raccontare molto…
Il disegno concretizza subito e con la mia fretta nervosa era perfetto!
I tempi si accorciano e lui e’ diventato il protagonista.
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THOMAS BAYRLE-CARDIBLACKBOX(RIVISTA SEGNO)
domenica 24 gennaio 2010

La galleria Cardi Black Box è alla sua quinta mostra dall’apertura, e non ha deluso le aspettative degli addetti al settore proponendo artisti di grande spessore, e ora tocca a Thomas Bayrle.

Personaggio storico, considerato uno dei pionieri della Pop-Art e dell’arte cinetica, egli tuttavia sviluppa un percorso del tutto innovativo, che riflette sul tema dell’iconografia del consumismo, inserendosi nelle pieghe di una società succube del prodotto di massa.

Dice lo stesso Bayrle " A 18 anni iniziai a lavorare in una fabbrica tessile, per tre anni. Questa esperienza ha influenzato molto la mia vita e la mia visione della società".

Il progetto presso Cardi Black Box propone la replica della mostra che Bayrle tenne nel 1968 negli spazi della galleria Apollinaire. Una decisione che denota una comunicazione molto forte; a tutti gli effetti la mostra presso la galleria Apollinaire non è stata solamente un momento fondamentale nella carriera di Bayrle, ma ha certificato il temperamento rivoluzionario e originale del suo lavoro.

L'esposizione offre una panoramica della prassi dell'artista tedesco, che iniziò il suo lavoro in un momento storico, la fine degli anni sessanta, che rappresentarono una circostanza storica, politica e sociale nella storia dell'Europa contemporanea.

Un tempo distinto dal bisogno di creare una nuova identità culturale e una nuova sensibilità estetica.Il miracolo economico che segue la Seconda Guerra Mondiale era arrivato alla sua fine, ed il bisogno di revisionare completamente le basi ideologiche e struttura di gerarchie esistenti era divenuto urgente per una generazione che ha sentito il bisogno di scrivere la storia in altri termini, e creare alleanze culturali diverse da quelli di generazioni precedenti. L'atmosfera generata dalla presenza americana in Germania, la crisi nel Medio Oriente e la guerra.

Analizzate in profondità, le opere di Bayrle vanno ben oltre la Pop art o l’arte cinetica; ovviamente i tratti comuni sono riconoscibili, ma egli è riuscito a sovvertirne le tracce, conquistando il prodotto di massa e l’immaginario a esso legato consacrandogli una dimensione politica e sociale. Bayrle usa il prodotto di massa, mettendo in discussione al tempo stesso il modo in cui questo viene creato, messo al mondo, mitizzato. Una lettura della relazione tra la cultura pop e la cultura elitaria, in un momento e in un contesto in cui la modernità vede la possibilità di fare incontrare questi due mondi.

Rebecca Delmenico

 
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